Ho impiegato svariati anni e tanta pazienza con me stessa e le mie paranoie, all’idea di ‘sopportare’ la tua assenza, da quando hai iniziato di proposito a tagliare quel cordone (io no, troppo codarda per farlo…), fino ad oggi che te ne vai in giro ‘sciallo‘ per il mondo, imparando in ogni istante qualcosa di nuovo, pur senza di me. 

E quando ci penso mi viene in mente la famosa battuta di Mr. Crocodile Dundee nel primo film…”Sa di merda ma ci si campa…”

Ma si sopravvive a cose ben peggiori e la tua felicità ed indipendenza mi rendono sicuramente il boccone meno amaro, nonostante le preoccupazioni del caso. 

Però

C’è un però. 

Un qualcosa, alla cui assenza non mi abituerò mai per tutta la vita.

Sentirti cantare

Perché quando canti, (e tu canti da sempre), ti posso ‘decifrare’ , posso capire come stai o ‘dove sei’, con la mente e con il cuore. 

Ricordo ad ottobre…

Neanche in doccia cantavi più… Io me ne rendevo conto e piangevo in cucina del ‘nostro‘ silenzio.

Ma ti ho ‘lasciato’.

Con ancor più grande dolore, ti ho lasciato andare ovunque tu stessi andando…perché sapevo che dovevi percorrerla da solo, quella strada buia.

E non c’è stato un secondo in cui io non abbia aspettato il tuo ritorno. 

Con fiducia, con speranza. 

Con immenso amore

E tu non solo sei tornato, con calma, con i tuoi tempi, andando su e giù  trasportato dalla corrente delle tue emozioni, cominciando dapprima a fischiettare , poi a canticchiare, poi a cantare davvero, infine a migliorare tantissimo, godendoti persino i risultati e i successi. 

Ma hai anche metabolizzato così bene ‘la scottatura‘, che hai ricominciato a vivere finalmente i tuoi pochi anni, serenamente davvero.

Ho riposto tra le tue mani un sentimento prezioso e raro, coccolalo, non confonderlo, abbine cura, è la mia fiducia.

Stephen Littleword

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