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Giuseppe prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.

Per tre volte aveva sognato. Ogni volta un annuncio par­ziale, una profezia di breve respiro.

Eppure per partire non chiede di aver tutto chiaro, di vedere l’orizzonte completo, ma solo «tanta lu­ce quanto basta al primo passo» (H. Newman).

Tanta forza quanta ne serve per la prima notte buia.

Giuseppe rappresenta tutti i giusti della terra, uomini e donne che, prendendo su di sé vite d’altri, vivono l’amo­re senza contare fatiche e paure.

Tutti quelli che senza proclami e senza ricompen­se, in silenzio, fanno ciò che devono fare.

Tutti coloro il cui «compito supremo nel mon­do è custodire delle vite con la propria vita» (E. Canetti).

E così fanno: concreti e in­sieme sognatori, inermi ep­pure più forti di ogni farao­ne.

E.Ronchi

Caro Giuseppe,

che bello sarebbe poterti rincontrare, poter riscoprire in ogni uomo della nostra vita il coraggio, la bontà, la fiducia, la lealtà, la pazienza e la costanza che ti han reso un ‘Sant’uomo’.

Che meraviglia se come te, col cuore spalancato, ogni tuo simile desiderasse essere il miglior Uomo del mondo. 

 

Auguri a tutti i Papà che,

ogni giorno, 

con coraggio

camminano silenziosi

accanto all’ombra della propria umile santità.

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