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Il 15 marzo del 44 avanti Cristo, Cesare morì nell’agguato teso da Bruto e Cassio per uccidere un tiranno che voleva sopprimere le antiche libertà repubblicane.

Furono però sconfitti da Marcantonio e Ottaviano, e quindi condannati dalla storia.

Mentre il «Divo Giulio» venne cantato da pittori, musicisti e scrittori come sinonimo della vittima del tradimento.

Colpito alla schiena, Giulio Cesare si gira verso il congiurato Publio Servilio Casca Longo lo spinge lontano con forza. È il segnale, gli altri congiurati si lanciano su di lui.
Cesare riesce a tenere loro testa fino a quando non vede anche Marco Giunio Bruto venirgli incontro.

Allora si copre il capo con la toga e, esclamando «Anche tu, Bruto figlio mio», si lascia trafiggere dalle ormai storiche 23 pugnalate.  (Enrico Silvestri)

 

Come lo capisco povero Cesare, se è vero che nel vedere il suo ‘caro figlio’ tra i congiurati si lascia andare alla morte.

Ma anche Cesare a sua volta aveva ‘tradito’ tutti col suo egoismo, sopprimendo la ‘democrazia’…

Così, in questa giornata un po’ uggiosa e grigia, lancio una riflessione domenicale.

Si tradisce quando non si risponde alle aspettative di chi in qualche modo conta su di noi e ripone in noi e nella nostra coerenza la sua fiducia…ma se la vita a volte devia il percorso dei nostri passi e noi stessi, addirittura, vacilliamo persino nei nostri confronti perché tutto ciò che è nuovo può spaventarci, distrarci, cambiarci dentro…ciò significa che questo ‘pseudo-tradimento’, che potrebbe persino portare ad un rinnovamento del nostro vivere, non può che deludere chi ci ama…? 

Buone Idi di Marzo

 

“Amo il tradimento

ma odio il traditore.”

Caio Giulio Cesare

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