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La piccola ‘Tabata’ è arrivata dieci mesi fa.

La chiamo così, come la figlia di Samantha nella serie televisiva degli anni ’70, ‘Vita da strega‘, perché quando era ancora nella pancia, parlava già con la sua mamma.

Certi discorsi. Una chiedeva “Stai bene cucciolina?”, l’altra rispondeva con un paio di pugnetti sullo stomaco. La mamma passava più tempo al computer a lavorare, la figlia le bussava ritmica ‘sul fegato’ coi minuscoli talloni, quasi a dire…quand’è che ci si muove un po’ che sto stretta e mi annoio…?’ E quando mia sorella rideva, con quella sua tipica sonora risata, che tutte e tre noi figlie abbiamo ereditato da nostra madre, lei pure ‘lì dentro’, cominciava a ‘scapriolare’ tutta contenta.

Appena nata, dopo tre ore dal cesareo, gliel’han portata tutta infagotta e con gli occhi abbottati alla ‘mr. Magoo’, che non vedeva neanche da vicino ma appena l’infermiera l’ha appoggiata sul letto, la mamma già pronta con il seno per allattarla, lei prima di ‘attaccarsi’ ha riconosciuto il suo ‘odore’ e si è fatta una gran risata. Non un sorrisino tenero da bebè, no.

Ha fatto proprio, ‘eh eh eh!’.

Io non l’avevo mai visto un neonato di tre ore che ridesse in quel modo.

Così, essendo anche mia sorella una persona estremamente gioiosa, le due ‘allegre novelline’ sono riuscite a destreggiarsi fin dai primi tempi anche nelle situazioni più impegnative, condividendole quasi sempre con grasse e inevitabili sghignazzate.

Daje a ride, insomma.

Solo, quella volta, ho trovato la neo mamma con i lacrimoni, passando da loro a trovarle.

La piccola ‘Tabata’ avrà avuto più o meno un mese e a sua madre, all’effervescenza dei primi momenti di gioia, era subentrata la stanchezza e la consapevolezza di quel senso di precarietà che, ahimè!, fa parte del ‘nostro’ mestiere di madri fin da quando scopriamo di essere in dolce attesa. Ho subito sdrammatizzato, per indagare, dicendole che sembrava solo più stanca del solito e le serviva immediatamente un bel bagno rilassante, intuivo che poteva trattarsi d’altro…

” No no, quale bagno…“, mi ha ripresa anche un po’ scocciata, “mi sento così già da un po’ e non ho capito subito cosa fosse…”, si interrompe, cerca le parole. Io aspetto, senza spezzarle i pensieri.

“E’ che in questi giorni mi accorgo che mi manca mamma…cioè, per carità, dopo venticinque anni mi ci sono abbastanza abituata…ma adesso vorrei fosse qui…Vorrei che conoscesse la mia bimba…Che ci vedesse quanto siam belle insieme, avrei bisogno proprio di quel suo sguardo, di quel suo abbraccio…Certe volte mi immagino di mostrargliela felice, dicendole: ‘Guarda Mamma, che bella cosa che ho fatto…quanto sono stata brava…!!!”.

Resto ancora in silenzio, so bene di cosa parla, non sta vaneggiando, non è la sindrome post partum la sua…

Una madre che non c’è, manca ancora di più quando una grande gioia o un grande dolore ti rendono più fragile, non importa quanto tu sia forte o coraggiosa o resiliente…Quel vuoto te lo porti nel cuore per sempre e non sarà mai completamente accettato dalla tua anima…

“Lo so”, le dico pronta. “So con esattezza cosa stai provando…è successo anche a me tante volte… E quando è nato Simone è stata una delle peggiori.”

E’ come se ci si aspettasse il ‘passaggio di scettro da Regina a Regina’ e invece, col trascorrere dei giorni, ti rendi conto che Lei non verrà mai alla ‘cerimonia’ e neanche ti farà le sue congratulazioni. E tu, non solo ci rimani male ma non capisci neanche, a quel punto, se dispiacerti più per te o per Lei.

O addirittura, sai così bene ormai che è talmente inutile rammaricartene, che quasi ti senti in colpa di essere tornata sulle solite afflizioni. Come se la tua, fosse solo una regressione emotiva, spesso confermata o insinuata persino dall’imbecille di turno’ che quando gliene parli ti rinfaccia subito: ‘Ma ancora ci pensi…ancora non l’hai superato…?’

Ma noi sappiamo bene che questa ennesima prova, non farà che renderci di nuovo e ancora più forti. E infatti guarda, eccoci qui, più felici e fortunate di tante altre persone per tutto ciò che abbiamo nella nostra vita e persino la tua ‘Tabata’ si è subito accorta della tua allegria, l’ha ‘sentita’ dentro di te e attraverso te.

Ciò significa che tutta la strada che hai fatto fin qui, ‘da sola’, era quella giusta e che, se anche ad ogni bivio avresti voluto averLa accanto a consigliarti, o solo a dirti: ‘Coraggio, va’ avanti non avere paura…!!!’, non ti è mancato il Suo insegnamento a darti sempre la forza.

E poi senti, lo scoprirai man mano che la tua bimba crescerà, ognuno di noi cerca di vivere la propria vita a modo suo e anche tu, molto probabilmente, avresti fatto le tue scelte indipendentemente da ciò che ne pensava Lei, anche se ci fosse ancora stata.

Tu hai saputo comunque scegliere col cuore e sei diventata la donna meravigliosa e la mamma fantastica che sei oggi, riuscendo a trasmettere a tua figlia la gioia e l’amore per la vita, quasi ancor prima che nascesse.

Quando vi guardo, io che ti ho vista tra le Sue braccia, non posso fare a meno di emozionarmi per quanto vi somigliate…gli stessi gesti, gli stessi sorrisi di entrambe, lo stesso modo di fare.

Sappi che niente ti impedirà mai di essere per ‘Tabata’ la madre che tu avresti voluto avere ancora, niente. Tantomeno il tuo dolore.

E se la genetica questa volta c’entra solo in parte, l’unica spiegazione valida che possiamo darci (se mai esista una risposta oltre a che “nulla accade per caso”) e che allieti ulteriormente entrambe, è che amare ci rende simili a ciò che amiamo. Il vero ‘amore’ ci fa simili all’amato’…e voi oggi ne siete una reale testimonianza.

Perciò, se posso, coraggio, vai avanti così che sei bravissima…! So per certo che tua madre sarebbe molto fiera di te!

Perché hai scelto di vivere come ogni figlio che l’amore dei genitori ha reso libero.

A modo tuo.

 

Ti voglio bene.

Buon compleanno.

 

Ale

 

 

 

 

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