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“Mamma, se ti vaci metti una mia poesia…QUELLA mia poesia, nel post di ringraziamento per il blogaward…?”

‘Eh…?’, faccio io, facendo finta di non aver capito.

La poesia“, ribatte lui, “quella che devi scrivere o citare…per il blog…”

Ah, si…Cioè…???’, stavolta non ho capito sul serio.

‘Ma scusa tu non hai mai voluto rendere ‘pubblica’ questa tua ‘dote romantica’…Come mai, ora si…’?

Mi piace questa cosa…son contento di ‘rappresentarti’ nei ringraziamenti…nel passaggio di staffetta…dell’amore intendo…

Falla girare…falla girare…‘, inizia a canticchiare la canzone di Jovanotti e se ne va.

Io esterrefatta (nel senso moderno del termine ma anche no…). Mai, avrei pensato.

L’unica cosa che fino ad oggi mi sembrava avesse voluto far girare (dribblando avversari in campo o regole sociali comuni ma anche nel contesto scolastico o familiare) era la sua amata sfera di cuoio e non.

Piangendo disperato, quando era piccolo, per ogni suo Super Santos deformato e sgonfio dimenticato al parco e mai più ritrovato.

O come quella volta in cui un tizio isterico che non aveva più voglia di giocare con lui, un adulto, glielo lanciò oltre una siepe invalicabile…Aveva gli occhi iniettati di sangue.

Mio figlio intendo, non lo psyco-matto (non me ne voglia… ;-)) esasperato…

E quanto le ha fatte girare al commesso del grande magazzino col suo “boing boing boing” con la palla ufficiale (e costosa) della Champions; o alla segretaria nella sala d’attesa del dottore con ‘quelladipapà’ che gli aveva appena regalato, che per-carità-non-potevo-mica-lasciarla-a-casa-da-sola…; e poi quella da basket, da beach volley; o quella troppo leggera al mare, che il vento andava a far precipitare ogni volta sul lettino di qualche energumeno della prima fila, appisolato beatamente, bello unto d’olio solare come un supplì, che puntualmente si svegliava stizzito e con in faccia la tipica espressione da serial killer che diceva “A ragazzì…mò t’o buco quer pallone…”.

Ma poi per fortuna si andava a fare un bel tuffo per raffreddare i bollori.

E a togliersi la sabbia incollata sulla schiena.

Insomma, “fallo girare l’amore con la mia poesia”, mi ha lasciata veramente senza parole.

E quando lui fa così, cioè cambia rotta senza palesare la vera motivazione, io purtroppo mi destabilizzo, perché i suoi ‘mutamenti’ risuonano dentro di me come l’ultimo avviso di imbarco su un treno che sta per partire dall’ultimo binario, quando io sono appena entrata in stazione. 

Così, per capire meglio (e riuscire anche questa volta a prendere quel treno…) mi metto subito alla ricerca dell’improbabile genio che è in me, pur non rammentando bene, ogni volta, dove ho lasciato la lampada.

E se ormai è scientificamente provato che il confine tra genialità e follia sia sottilissimo, ecco spiegato quel mio cronico elucubrare all’ennesima potenza, di cui spesso vengo accusata, anche in maniera molto più popolare (vedi voce seghementali molto istruttiva 🙂 ), finché tra teorie campate in aria, dubbie ipotesi e inverosimili postulati, io non trovi una soluzione o almeno delle risposte, se il quasi ormai diciassettenne, giustamente, cerca di dribblare (ancora…) le mie domande.

Ironia (della MIA sorte) a parte, questa volta non è stato difficile ricordare quando scrisse quella sua bella poesia e a differenza di tutte le altre volte, volle farmela leggere assolutamente, osservandomi amorevolmente con la coda dell’occhio perché non ce la faceva più, di vedermi ancora piangere.

E’ stato il periodo più brutto della nostra vita, della mia il doppio perché non sono riuscita a tutelarlo quella volta e la secchiata ghiacciata se l’è presa anche lui solo perché era mio figlio. E non era per beneficenza. Magari.

Devo dire comunque che in questi giorni e proprio con la vincita del premio ‘share the love’, probabilmente avendo osservato il mio ‘ultimo romantico’ da quell’angolazione ancora più attenta che ogni genitore conosce e aprendo lo sguardo, nei blogs appena conosciuti, anche alle opinioni di altre persone per così dire sensibili a questa tematica, non posso fare a meno di constatare che purtroppo nelle nostre vite troppo spesso amore fa ‘rima’ con dolore (ma per fortuna non in inglese sig. Rodrigo…:-) ) ma che anche questa esperienza è servita a mio figlio per maturare e conoscere già alla sua giovane età, alcune caratteristiche dell’animo umano non necessariamente benevole.

Altro che sfregare tutte le lampade possibili alla ricerca di ‘geni della felicità’ quando si tratta di sentimenti…!

Ma quelli come noi, e ne conosco parecchi ormai, non si arrenderanno neanche questa volta.

Con tanta, tanta pazienza, coerenza e determinazione…continueranno ‘a farla girare, girare, girare, girare, girare, girare, girare, girare…’

 

E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un bocciolo,

divenne più doloroso del rischio di sbocciare.

Anais Nin

 

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