Siete pronti? Siete caldi?

O meglio state al caldo…?

E già, perché finalmente anche le temperature hanno iniziato la giusta corsa (in discesa) per un Natale con i fiocchi’ e sarebbe bellissimo se non fossero solo quelli dei pacchi regalo…

Ma non voglio neanche sfiorarlo questo argomento, conoscendo le diatribe che scatenerebbe sul fatto che in una grande e sregolata città come Roma di questi tempi (e forse dai tempi dei tempi), sia assolutamente controproducente per tutti che nevichi.

Tranne per ‘noi bambini’ chiaramente…:-).

Dove eravamo rimasti quindi? Ah si, stavo chiedendo se anche voi avete iniziato la maratona più folle dell’anno. Quella che si corre prima di Natale e che consiste in preparativi e acquisti dei più svariati generi quasi sempre eccessivi.  E regolarmente fatti con triste rassegnazione o imprudente e smodata generosità…:-).

Il traffico triplica, i livelli di inquinamento dell’aria quadruplica, l’ansia e lo stress alle stelle. I soldi invece sono l’unica cosa che diminuisce ma questo non fa che peggiorare drasticamente i livelli delle sopra citate situazioni.

In strada si litiga per il parcheggio o per le macchine lasciate in doppia fila  (ma ‘solo per un secondo!’). In ufficio si litiga per i giorni di ferie da legare ai permessi (che diventano una settimana). A casa si litiga perché i figli con la testa se ne vanno in vacanza una settimana prima del fatidico 23 dicembre ma hanno ancora tre interrogazioni e due verifiche da fare concentrate proprio in quel periodo. Insomma l’unica pace vera che si raggiunge con il Santo Natale è quella che arriva il 27, quando è passato tutto. E solo perché non si hanno più le energie sufficienti. O perché si torna al lavoro ‘per fortuna’, pensa addirittura qualcuno.

Discorsi scontati e banalità a parte, c’è comunque l’altra faccia della medaglia da analizzare, quella che ogni anno ognuno di noi si ripropone di considerare e alla quale dare più valore e importanza ma che poi non fa mai e cioè la povertà e la tristezza esasperata (che esiste anche per il resto dell’anno), di chi non ha niente o ha pochissimo. E non parlo solo di soldi.

Ultimamente mi è capitato di fare per la prima volta dei servizi di volontariato presso gruppi già avviati e organizzati di solidarietà a Roma e vi posso assicurare che ‘là fuori’ c’è molto di più di ciò che noi ‘benestanti’ (perché noi, rispetto ad altri, lo siamo eccome anche quando ci lamentiamo di non arrivare a fine mese), possiamo immaginare. Perché quando si pensa alla povertà si pensa subito ai senza tetto, agli extra comunitari, ai vecchietti soli al mondo con solo la pensione per vivere, che comprano una carota per volta al supermercato (ma che almeno hanno una casa) ma vi posso assicurare che non è solo questa la vera miseria.

Martedì, nel centro di accoglienza del gruppo Salvamamme’ (per saperne di più salvamamme.it) in via Ramazzini, ho conosciuto un uomo, un papà di tre figli, che mi ha confessato che la sua famiglia vive con la sua pensione di invalidità di trecento euro mensili (in cinque!) e mentre mi forniva le misure degli abiti dei suoi tre bambini, ha preso la mia mano per farmi sentire le sue gelide e chiedermi se avessi da dare anche a lui una giacca pesante perché aveva freddo.Tanto freddo, era ghiacciato.

Ho pensato a quante cose in eccesso abbiamo nei nostri armadi, solo per il gusto di indossare modelli o colori diversi o abbandonate da un anno all’altro perché ‘fuori moda’…E anche quando ci sono costate sacrifici per comperarle, le dimentichiamo comunque, come se la nostra vita fosse meno importante di un cappotto di un colore non consono al trend della nuova stagione.

Una sera invece, ho portato anche mio figlio con un suo amico con me ad aiutare il gruppo di volontari Orme (ormeroma.it) che, nell’ambito dell’attività caritativa della Parrocchia di Santa Marcella a Piramide, ogni mercoledì somministra pasti a persone bisognose o senza dimora presso la stazione ferroviaria Ostiense nel pittoresco Piazzale dei Partigiani a Roma. L’effetto dell’ impatto e della consapevolezza di ‘guardare’ da vicino quella parte di mondo che normalmente si fa finta di non vedere o si guarda solo da lontano, è stato chiaramente indescrivibile per tutti e tre. Me compresa, che 16 anni non li ho più da parecchio e che pur essendo stata sempre una persona generosa, non sono mai arrivata a ‘darmi’ totalmente come fanno regolarmente le persone che si occupano di organizzare questi gruppi di aiuto.

Quando abbiamo finito e siamo andati a mangiare una cosa noi tre soli, ci siamo ritrovati più uniti e affiatati del solito, grati di tutto ciò che abbiamo, a partire dall’amore che ci unisce e che sappiamo ci renderà sempre partecipi e vicini alle reciproche vicissitudini e difficoltà esistenziali.

“Anche questo è un percorso di crescita”, spiego a mio figlio quando ci ritroviamo a cena dopo una giornata frenetica durante la quale non si ha avuto neanche il tempo di scambiare due parole, è come ‘salire sul banco’ per cercare di avere una visione delle cose diversa, vista da un’altra angolazione…

Ed il coraggio di osare, di rischiare di vedere persino cose che potrebbero non piacerci, ci muove il sangue nelle vene, ci fa sentire vitali e di conseguenza capaci di continuare a metterci in gioco e di sentirci utili nel mondo.

Sarà un Natale diverso per noi quest’anno, non ho dubbi. Abbiamo deciso di guardare oltre e ci ha fatto bene.

Sarà il miglior Natale che potessimo desiderare perché l’Amore ne sarà sul serio il vero protagonista.

 

 

Annunci