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Questa mattina sono andata a prendere un caffè con un’amica che non vedevo da tempo e che ultimamente si è lasciata con il compagno, il suo grande amore dai tempi del liceo.

Devo ammetterlo, anch’io con lei ho fatto parte della schiera di persone che quando hai un problema, hanno sempre un alibi per averne più di te oppure ti caricano improvvisamente di tutta la loro smisurata fiducia riempiendoti di ‘…ma tu sei così forte vedrai che ce la farai…’, per cui ieri, quando è arrivato il suo sms, ‘domani alle nove il solito caffè…?’, non ho potuto dirle di no.
Pallida, magra magra…’Si, me lo dicono tutti che son dimagrita troppo ma mica mi son messa a dieta di proposito…’, mi ha detto ironica mentre ci sedevamo e man mano che parlava notavo che non era per niente “affranta e consumata” come di primo impatto poteva sembrare ma che aveva una luce negli occhi che non le vedevo ormai da anni.

‘Sai che ti trovo bene…? Sei più bella, più attraente…questo tuo sguardo acceso poi…’, le ho detto.
Lei ha sorriso dolcemente con uno scintillìo improvviso di lacrime negli occhi, che ha subito rimandato indietro,
‘Grazie, lo so, mi sento molto meglio ora…’
‘Mi dispiace non esserti stata vicina più di tanto (avrei dovuto dire PER NIENTE, ipocrita…!!!) in questo periodaccio che hai passato…e come state? Come sta Gabriele?’.

Gabriele è suo figlio, ha la stessa età del mio, son cresciuti insieme fino alla scuola media, poi sport diversi, amici diversi, quartieri diversi dopo che lei si è separata dal marito ed è andata a convivere con il suo ex, rincontrato per caso poco dopo la separazione.
‘Beh…Gabriele…Lo sai come sono a questa età…Vanno e vengono…studiano poco, sognano ad occhi aperti…hanno gli amici che contano più di te…giocano a palla, a pallina, a palletta, a pallone…’, ride tenera di nuovo.

’E’ ancora un pò scosso’, riprende seria, ‘in quest’ultimo periodo mi ha guardata fissa a lungo coi suoi begli occhi scuri, a volte spaventati o basiti, altre arrabbiati e delusi…addolorati e impotenti… Non è più un bambino ormai e stavolta non son riuscita a nascondergli il mio dolore come le altre volte… E poi, soprattutto, c’era comunque dentro anche lui…’
Non ho il coraggio di chiederle di raccontarmi che sensazione si provi ad essere abbandonati così, da un giorno all’altro con un semplice ‘me ne vado è finita’, senza più confronti o spiegazioni, senza possibilità di replica per nessuno…Di sicuro la mia amica sapeva del disagio di coppia ma suo figlio no, non lo aveva intuito, lui continuava a fidarsi di loro…degli adulti…povero cucciolo d’uomo…
‘Ma come vi siete organizzati…cioè, arrangiati, ripresi…riequilibrati insomma…? Chi vi ha aiutati?’ chiedo invece.

‘Nessuno’, irrompe lei un po’ stizzita, ‘cioè, “da lontano” un sacco di gente col pensiero, credo…’, riprende più sollevata, ‘ma l’unico abbraccio “da uomo a uomo” a Gabriele, gliel’ha dato il suo allenatore quando è tornato agli allenamenti, dopo un mese, che prima proprio non ce la faceva ad andare…E a me un “gancio verso il cielo” lo ha lanciato una sua professoressa mia amica. Basta.’

Provo un attimo di vergogna, un messaggio, una telefonata, solo per chiedere ‘Come stai? Come state?’, che ci voleva a farla…
Lei se ne accorge e si dispiace, non ha più intenzione di essere emotivamente di peso per gli altri, di fare la vittima, di essere una palla al piede…come le è stato rimproverato dal compagno prima che se ne andasse, così mi prende una mano e stringendomela mi rincuora:
‘Stai tranquilla, non ce l’ho con nessuno, non ce l’ho neanche con te…! Sapevo bene fin da subito che nessuno avrebbe potuto comprendere il mio dolore, perché era più di un anno che stavo male nel constatare che la mia relazione era ormai alla frutta ma a nessuno è interessato, mi han lasciata lì a marcire nella mia incapacità di far la differenza e basta…Che altro mi sarei dovuta aspettare dopo…? Né più né meno lo stesso trattamento…’, inizia a ridere di gusto stavolta.

‘E come ne sei uscita quindi…?’, insisto io.

‘Leccandomi le ferite!’, esplode in una fresca risata. ‘Leggendo quanto di più possibile potevo sull’argomento, visto che non avevo il confronto col mondo perché ero sola…Sull’amore, sul dolore, sulle conseguenze emotive di ciò che a Gabri e me era capitato…sul senso della vita…sulla gestione delle emozioni, ‘delle disperazioni’…sulle ‘vere’ cose brutte che accadono…persino sulla morte, unico e vero ostacolo alla nostra, come dire, ricerca interiore…’, ride di nuovo.
’E poi ancora su come recuperare l’autostima, la voglia di vivere, la speranza, la gioia… E sai una cosa? Ho scoperto che questa terrificante esperienza mi serviva come il pane, perché io non sapevo più chi fossi e forse, purtroppo, alla mia età, ancora non lo avevo mai saputo…

Ho constatato tanti errori nella mia relazione ma anche tante situazioni comuni…Per esempio, che ci sono persone che dopo la fase dell’innamoramento non imparano mai ad amare la propria compagna/o perché hanno bisogno di rimanere sempre accesi, non accettano la graduale ed inevitabile riduzione delle emozioni forti e così i difetti dell’altro, che chiaramente compaiono nella fase successiva, non vengono mai accettati e magari preferiscono innamorarsi di qualcos’altro pur di sentirsi sempre “su di adrenalina” o su di giri, il lavoro, una situazione, un sorriso…ma così non sapranno mai cos’è il vero amore…e cercheranno ogni volta una compagna/o più giusta per loro, migliore, che rispecchi finalmente i loro ideali fino a quel momento “incompresi”…che forse cercheranno tutta la vita perché nessuna/o andrà mai loro bene sempre per lo stesso motivo…e forse scapperanno da ognuna/o tutta la vita…perchè in realtà è da loro stessi che scappano da sempre.

Che quando si è innamorati si sopravvaluta noi stessi e l’altro fino a farci assumere il ruolo di “salvatore” uno e di “essere da salvare” l’altro e che quando poi questo gioco di ruoli ci porta a dimenticare la nostra vera individualità nella “fusionalità” del rapporto, col tempo ci si sente ingabbiati da quello stesso ruolo, assunto volontariamente con tutta l’anima nei primi tempi, sotto la grande forza d’ispirazione dell’innamoramento. E a quel punto è fondamentale essere più sinceri con chi ci sta vicino se ci sta chiedendo troppo, anche se si è orgogliosi da morire e la parola ‘non-ce-la-faccio-scusa-mi-stai-chiedendo-troppo-ma-questo-non-significa-che-io-non-ti-ami’, non rientra nei “nostri voti”.

Perchè è sempre l’amore il motore di ogni relazione, per cui se l’amore per se stessi comincia a venir meno perché non si ha più il tempo o il modo di prenderci cura di noi, a quel punto anche l’amore per l’altro comincia a diminuire perché lo si vede come un fastidio o un impedimento al nostro benessere e alla nostra gioia di vivere che invece deve dipendere solo da noi stessi. Ed è per questo che ci si allontana quindi, per recuperare noi stessi e tornare ad essere persone in grado di amare anche gli altri.  Purtroppo però, quando accadono queste cose, senza aver cercato di guardarsi dentro, senza essersi posti domande, cercato risposte ma solo dopo aver guardato avanti verso l’orizzonte, guardato oltre il problema per necessità emotiva perché risulta sempre la cosa più facile da fare, si è talmente convinti che la nostra infelicità dipenda esclusivamente dall’altro, che si dà a lui tutta la responsabilità, lo si vede come un nemico, ‘L’altro è l’Inferno’ diceva Sartre, l’altro ‘diventa il proprio inferno’ e si smette di amarlo per sempre perché convinti che sia colpevole, inadeguato, non più degno di noi… Non più all’altezza.’

Rimaniamo in silenzio, adesso ci teniamo strette entrambe le mani, siamo quasi avvinghiate l’una all’altra…Sta tremando ora, sento il suo enorme dolore che è ancora tutto lì, tra il respiro e il battito…Anche se lo ha razionalizzato, anche se si è trovata tutte le motivazioni valide per sapere come affrontarlo e vincerlo…”Conosci il nemico come te stesso, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo” scrive Sun Tzu ne ‘L’arte della guerra’. E lei è diventata un ottimo guerriero ormai.

Anche questa volta capisce che ho “sentito”…

’Questa è la parte più difficile’, dice stavolta con gli occhi pieni di lacrime che non trattiene, ‘dimenticare quanto ci siamo amati e quello che siamo stati insieme…’.

Le lacrime ora scendono a bagnarle le guance, ‘ma lo devo a mio figlio e ci riuscirò per il nostro bene, perché ci meritiamo entrambi di essere ancora felici.

Sai perché ti ho invitata a prendere un caffè stamattina?’, dice alzandosi, che si è fatto tardi per entrambe, ‘ perché oggi sono 40 giorni da quando è successo e la conosci la “leggenda” dei 40 giorni che compaiono in tante tradizioni e scritture dai tempi dei tempi…?
‘No…’ mi scuso io
‘Beh…è tardi per spiegartela, non c’è più tempo oggi…facciamo così, ti dico solo questo: quando Dio ha voluto preparare qualcuno affinché scoprisse il suo scopo di vita, ci ha messo 40 giorni…’, dice pacata, ‘e ti assicuro che funziona perché anch’io oggi, finalmente, ho la sensazione concreta che il “deserto” sia finito, che ricominci la strada…e mi sento pronta per la mia nuova vita… E’ stata la mia ‘quaresima’ più difficile credo ma sono più che certa che tutto ciò che ho imparato non può che giovarmi d’ora in poi…’

L’ho abbracciata e ci siamo salutate promettendoci di risentirci presto ma ora so che non sarà importante quando ci rivedremo, lo faremo come oggi, quando sarà il momento.
Mentre tornavo verso la macchina, mi sono voltata a guardarla…camminava spedita e sicura come qualcuno che si è appena rimesso in viaggio.

Ma non era affatto sola come poteva sembrare.

La sua anima luminosa le saltarellava accanto.

Addio ‘generale’. Alla prossima.

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